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OUT OF THE ROAD

...La terra berrà del mio sangue quando tutte le stelle si spegneranno...

elena samaria

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June 03

Voglia di andare via

La putrida indifferenza di quel coglione nei gesti che compie, mi fa venire voglia di spaccare tutto. Il sangue mi ribolle nelle vene, e sono troppo sicura che tra non molto scoppierò. Se continua così, mi sa che neanche la forza che mi dà quella persona, la più fantastica del mondo, riuscirà a controllare le mie azioni. Ed io me ne andrò. Non so quando, ma il prima possibile. Voglio visitare nuovi posti, voglio conoscere nuova gente e voglio soprattutto, in questo modo, allontanarmi dalle persone come lui. E la cosa che fa più male, è che le persone peggiori sono anche quelle che conosci meglio di tutte, e alle quali ti sei affezionato di più.
Buonanotte a tutti... Sognate anche per me...
May 20

Perché..

Perché stiamo permettendo al catrame di ricoprirci lentamente dalla testa ai piedi...

Perché la partita che stiamo giocando è diventato solo un semplice e assurdo gioco d'azzardo...

Perché l'aria che soffia qui fuori ci fa volare via tutta la felicità e i sorrisi che ci trasmettono i raggi del sole...

Perché non percepiamo più la melodia data dal profumo dei fiori, ma sentiamo solo il fastidioso ronzìò delle zanzare...

Perché quando scendiamo le scale non ci accorgiamo mai dell'ultimo gradino e tendiamo sempre a scivolare...

Perché non finisce tutto? Perché!!!

April 13

Ma che tristezza però oh...

Ma il bello è che io ci ho provato... Ho provato a sentire nella mia vita il prevalere dell'anima... Ma purtroppo il mio tentativo si è rivelato una delusione... Quaggiù avverto solo una realtà sensibile, che mi distrugge. Io vorrei arrivare ad essere sicura che le persone non si leghino troppo agli oggetti empirici o ad un corpo in quanto materia, ma che questi si affezionino quasi unicamente all'anima, per poi lasciar andare il corpo a marcire senza alcuna difficoltà. Tutto ciò però è un'impresa a dir poco ardua, il mio ideale sembra solo un'utopia. Cazzo che tristezza...
January 03

..Ma il sole se ne va

Il sole ritorna. Anche la voglia di vivere. Ma è una vera e propria convinzione o solo un sogno che si spegne nel momento in cui mi trovo sola e spiazzata, con il peso sullo stomaco che sembra fatto di cemento, orgoglioso di trascinarmi a terra? Qualcuno una volta ha chiamato questa sensazione con il nome di paura. La verità è che sono seduta qui su una sedia, con la paura di dormire. Paura di sognare. Paura di vedere macchie di sangue che ricoprono completamente la mia visuale. Non ho nessun rapporto con il mondo, mi sento molto distaccata da questo. Ho paura di trovare un demone da un momento all’altro, che con i suoi occhi colmi di fuoco ride diabolicamente comparendo nell’angolo della stanza in cui mi trovo. Ognuno a quest’ora si trova nel proprio letto, ma so per certo che non tutti stanno dormendo. Qualcuno sogna, qualcun altro si sta lamentando o come me prova tanta paura, ma c’è qualcuno che ha abbandonato completamente la propria anima, che ha deciso di farsi guidare dal destino come una marionetta in un teatro già conosciuto. Il teatro di quell’opera così drammatica, così straziante, da rendere tristemente spenta qualsiasi genere di persona. Adesso è notte fonda, le nuvole si muovono nel cielo nero come diavoli in cerca di qualcosa da tormentare. E tuoni, lampi, fulmini. Non c’è pace.

La luce del sole si è così di nuovo affievolita. Mi dispiace. Mi rattrista pensare al fatto che già un grande raggio luminoso si stia nascondendo dietro alle montagne portandomi via quel bellissimo boato di calore che avevo percepito dentro di me. La notte è pazzesca. La notte è un qualcosa che ti domina sempre e comunque. Nel bene, ma anche nel male. Ti fa dormire dolcemente accogliendoti e coccolandoti fra le sue braccia che hanno il profumo di lenzuola pulite, oppure ti tormenta scagliandoti addosso gli incubi peggiori, i mostri della notte, che ti strappano la testa fino ad arrivare al cervello riducendolo chiassoso come uno stormo di corvi infuriati.

Beh, a risentirci sole. Io posso solo sperare che tu un giorno decida di tornare…

December 14

Corri

Respira a fondo, respira a fondo. Senti le pulsazioni del tuo cuore, aspetta che si calmino e poi, ricomincia a correre. Non pensare a dove stai andando, non pensare a cos’hai davanti o a chi ti sta inseguendo, tu corri. Corri più veloce che puoi, senza fermarti, senza abbassare la testa per evitare le pozzanghere. Niente ti può fermare adesso che le tue pulsazioni si sono calmate. Ora il cuore pompa ossigeno ininterrottamente e in modo costante, non ti abbandonerà mai più e non si azzarderà a farti perdere il fiato un’altra volta. Ora il cuore ti è fedele, non ti molla, perché tu devi arrivare al tuo traguardo, ovunque esso sia. I tuoi polmoni fabbricano ossigeno in una maniera spropositata, e tu puoi finalmente respirare come si deve. E riesci a percepire distintamente tutti gli aromi del mondo che ti accompagnano in questa corsa. E non osi tralasciarne neanche uno, perché vuoi arrivare alla fine di quella tua corsa e riuscire ad adagiarti su un prato, chiudere gli occhi e… aprire il cuore.

November 19

Angelo mio

La canzone che ho inserito oggi nel mio blog si chiama “Angelo mio”, di Tiziano Ferro. Come cantante non mi piace particolarmente, ma questo pezzo mi ha cambiato la vita. Dal febbraio scorso. Questa è la canzone che ho abbinato ai campionati italiani 2008, alla notte prima della gara… Questa canzone la dedico alle persone che in quei giorni erano con me e ad altri. La voglio dedicare a Caminetto, che io e lei quella sera abbiamo parlato tantissimo nei nostri letti della camera dell’albergo Sirenetta…E non me lo dimenticherò mai… Questa canzone la voglio dedicare ad Ares, che mi ha accompagnato e sostenuto prima, durante e dopo la gara… Poi la dedico ad Andrea Loat e Andrea Riva, che sono sempre un’ottima compagnia…La dedico a Riccardo… La dedico a Lisa, che ricordo bene il suo stato fisico e morale del giorno prima della gara e del giorno stesso della gara. Poi voglio dedicare questa canzone ad una mia avversaria di cui non mi ricordo il nome, ma che mi ha aperto gli occhi con un semplice incontro e mi ha dato la forza di vedere Dio subito dopo…Così quella persona per me è un angelo… Dedico questa canzone agli incontri stessi, alla mamma che pazza com’è mi ha pure preso la palma, all’allenatrice della nazionale Laura, che mi ha stretto forte forte a fine gara, ma soprattutto dedico questa canzone ai miei allenatori…Andrea e Maria Elena… Che conclusa la finale mi hanno accolto in lacrime fuori dall’area di combattimento e mi hanno abbracciato così forte che mi sembrava mi stessero dando tutta l’energia che solo una stella può contenere… Grazie di cuore… E lasciarsi andare alla commozione così, tutti e tre uniti in un unico abbraccio, penso sia una delle cose più belle del mondo…E ho sentito il calore di una famiglia…Una famiglia che non si dividerà mai…Questa canzone è per i campionati italiani, ma per il judo equipe feltre in generale, perché il suo luccichio fatto di persone fantastiche distrugge la notte annientandola…E crea un fascio di luce che non si esaurirà mai…Grazie ragazzi…

November 02

Vivete

Wei ragazzi...Ultimamente non ho molto da dire...Però ho pensato ad una cosa molto importante che ritengo debbano sapere tutti...Vivete, ragazzi...Io ho pensato e ho agito, ce l'ho fatta, perché è la cosa migliore da fare in questo mondo...Vivete, perché la vita è una sola, perché le occasioni no, non capitano più di una volta...Vivete, perché come dice Eraclito "Non ci si può immergere due volte nella stessa acqua". Perché tutto cambia, tutto muta. Fate ciò che volete fare, tirate fuori il coraggio per ridere in faccia al mondo che cerca di romperti le gambe...E vivete. Non lasciatevi fermare dagli ostacoli più bassi, ma nemmeno da quelli che sembrano non finiscano più, perché in realtà tutto ha una fine, nel bene e nel male, quindi il male finisce...ma anche le cose belle possono volarvi via dalle mani come polvere, è questione di un attimo...E la vita finisce, anche per delle cazzate...Ma vale veramente la pena di raggiungere la morte accorgendosi malinconicamente di non aver fatto niente nel corso dell'esistenza? Io credo di no, perché ritengo sia giusto cessare di vivere con un bel sorriso, in modo da poter continuare quel sogno per sempre. Quindi l'unico consiglio che vi volevo dare con il cuore è quello di consumare le giornate nel migliore dei modi che potete, sfruttate tutte le occasioni che vi capitano e a volte fregatene assolutamente delle abitudini, dei ricordi, del passato o delle regole. Vivete cercando, scoprendo e non accontentandovi mai. Rifiutate la monotonia e i modelli, createvene uno tutto vostro che vi accompagni nel cammino senza cattiveria, ma con il solo scopo di riempire il cuore di un brodo caldo fatto di ricordi zuccherati che ti possano cullare nelle tenebre...
...E fate il solletico a vostro fratello, quando ve lo chiede nel momento in cui vi mostra un suo disegno...Fatelo ridere, cosìcché anche voi torniate ad essere come un tempo. Felici. Felici e spensierati con la risata dolce e le mani tutte sporche di pennarelli colorati.
angels
October 20

In una notte...

In una notte in cui tanti parassiti ti succhiano il sangue vitale dal corpo, perdi ogni genere di forza.

In una notte in cui la luna e le stelle sono nascoste da nuvole immaginarie fatte di vapori che ti escono dalla testa, ti metti a scrivere.

In una notte colma di guai e priva di speranze, la carta raccoglie l’inchiostro nero che danza un ballo spietato attraverso una biro.

In una notte. Io scrivo, ma non mi rendo conto di ciò che sto pensando esattamente. All’interno della mia testa ho attimi, solo attimi, che mi sorprendono come flash di una macchina fotografica. E questi pensieri mi fanno le coccole o mi tirano pugni, ma in ogni caso si sa che il male risalta sempre sul bene, viene considerato di più. Così, anche la mia testa. Male male male… E le immagini belle fanno presto ad annegare in un pozzo di petrolio nero, senza possibilità di smacchiatura. Non trovo quel detersivo che possa riuscire a rendere bianco il tutto, più pulito. Adesso sta andando tutto a marcire, e ogni giorno che passa, sembra che il destino me lo voglia far capire sempre di più. Mali fisici e morali si accavallano allegramente in un unico urlo silenzioso che trasforma tutto ciò che mi sta attorno in grigio…poi nero…fino a ridurlo in cenere. E da lì no, fino adesso non è mai capitato che ci nascesse una fenice, come accade nella mitologia. La cenere rimane cenere, il giorno diventa notte e il sereno si arrende alle nuvole. In pratica tutti i maligni divorano energicamente i loro contrari, senza pietà. Boh, vorrei solo capire qualcosa di più e magari, se possibile, trovare una via un po’ più dritta e scivolosa da seguire.

October 12

FLUSSO DI COSCIENZA #1 & #2

FLUSSO DI COSCIENZA 1: BRAIN STORM

La vita è bella. Domani mi sveglio studio storia dell’arte e poi mangio e poi forse faccio una passeggiata forse resto a casa a dormire o a deprimermi e poi vado a dormire poi mi rialzo e poi inizia una nuova giornata e non mi divertirò molto perché ancora non avrò allenamento e l’unica cosa che mi rallegrerà sarà vedere mio fratello e poi andrò a dormire e farò sogni strani e farò anche incubi e mi sveglierò nel bel mezzo della notte poi il giorno che segue avrò di nuovo scuola e via così e io sarò occupata e allora sì che quella sera avrò allenamento e mi divertirò tanto ma più che divertirmi mi stancherò e andrò a dormire presto e forse dormirò tutta la notte poi il giorno dopo sarò triste perché mi accorgerò che le giornate sono tutte uguali e vorrò essere felice anche se non ci riesco e mi verrà da farmi una doccia bollente con la musica al massimo volume e mettermi sotto alle coperte del mio letto a leggere fino a che non diventa sera e mi addormento e nessuno mi darà la buonanotte perché io non sentirò nulla e la mattina dopo mangerò fette biscottate con la marmellata con il tè e alla fine i miei genitori andranno a vedere il concerto di paolo conte a milano ma io non sarò in grado di stare dietro a mio fratello e sarò nervosa e romperò le palle a tutti così mi chiuderò in camera mi accenderò la musica e inizierò a leggere e pensare e poi dormirò e le giornate andranno via così fino a che non morirò.

 

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FLUSSO DI COSCIENZA 2: FLASH

Gocce di sangue precipitano, fino a cadere nelle pagine bianche di un libro vuoto. Gocce di sangue seguono la loro traiettoria sul vetro appannato della doccia, fino a spezzarsi e a raggiungere direzioni diverse, per poi ricongiungersi in un’unica strada. Gocce di sangue lacrimano dagli occhi.

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EPIGRAFI…Morta di leucemia, anni 13. …Il cuore si stringe in un unico battito che per un solo giorno di merda unisce tutte le genti nel pianto e nell’amore per quella ragazzina diventata stella giovane.

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La musica mi dà fastidio, la musica non è reale, la musica è solo musica. E io la sto ascoltando. E sento solo un rumore fastidioso. E mi vergogno di tapparmi così le orecchie, sdraiata al caldo su un divano mentre qualcuno sta soffrendo. Qualcuno di prossimo a me è triste. Questo qualcuno lo conosco. Questo qualcuno soffre per causa mia.

Leggo, leggo per un paio d’ore, questo pomeriggio. E sono a letto. Poi mi alzo, vado in bagno e vedo due occhi rossi, gonfi, spaventosi, che risaltano in modo incredibile su quel volto bianco, quasi trasparente. Prendo paura. La morte è vicina. Dove sei?

Ultimo sogno. Io e mia mamma ci arrampichiamo sui tetti delle case, poi ci dondoliamo con delle corde da una casa all’altra. Io esito, così mia mamma mi dice: “Dai, sii più sciolta nei movimenti, fai tutto di seguito!”. Io mi blocco. Io ho paura della mamma.

Altro sogno recente. Scoppia un incendio in spiaggia, tutti corriamo dentro all’acqua del mare. Stiamo immersi per giorni, non riusciamo proprio ad uscire. Io sono appesa ad un pezzo di legno galleggiante, per non affondare. Mi guardo intorno e vedo alcune persone che si agitano, altre già morte galleggiano pacifiche muovendosi nella sinuosità delle onde. Un altro morto in mare, invece, lo vedo appeso ad una croce di legno, con un braccio penzolante, come se mentre stava salutando il mondo cercasse di aggrapparsi. Ad un certo punto i militari chiamano i rinforzi. Io riesco ad uscire dal mare seguendo mio fratello di quattro anni, che esce senza problemi perché vede un cucciolo di cane sulla sabbia della spiaggia e si mette a rotolare per terra assieme a lui, felice. Arrivata nel bagnasciuga, mi volto indietro e vedo il mare pieno di corpi galleggianti.

ADESSO FORSE AVRETE CAPITO PIù O MENO …CAMBIATEMI ‘STA TESTA, VI PREGO…

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September 12

Il cielo

Ora è notte, i grilli cantano. Per me stanno facendo solo baccano, vorrei che andassero a dormire assieme alle auto che non fanno altro che passare avanti e indietro per questa strada. Ora una moto, ora la voce di un ubriaco interrompono il silenzio notturno. Io mi ritrovo seduta sul tetto di casa mia. Ho la mente vuota, se guardo in basso sento di avere in pugno tutta la città, mentre, se guardo in alto, mi sento un niente, di fronte all’immensità del cielo colmo di stelle. Sorrido. Lassù c’è tutto quello che una persona possa desiderare. E ci sono loro, i nostri cari, abitanti delle stelle, che ci guardano con un sorriso puro. Il cielo… la dimora della felicità, la fabbrica della luce infinita… Quant’è bello il cielo, ragazzi. E la luna…Quando la fisso per un po’, mi sembra che si stia avvicinando sempre di più. E in qualche modo ogni volta riesce a ricaricarmi il cuore, a metterci dentro le pile nuove, accompagnate da un sorso di speranza. Io la luna stasera la vedo più bianca, più luminosa del solito. Ogni volta che le nuvole viola cercano di soffocarla, lei si accende ancora di più, perché mi vuole bene e non mi vuole abbandonare. Con un soffio, le cattive volano via, e quella sfera, quella perla luminosa, continua a guardarmi sorridente in ogni istante. Lei è il segreto dell’armonia, un caldo cuscino per gli innamorati, ma al tempo stesso la nemica più temuta della solitudine. La luna è speranza, e tutti gli astri si inchinano a lei, ballando una dolce danza che dura tutta la notte e affidandosi agli arrangiamenti più alti di una melodia fatta di polvere magica, per poter volare con la leggerezza di una fata.

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Buonanotte…

September 08

Come fare a dare un titolo...

Dentro ad una stanza. Tutto buio. Qualcuno mi parla, ma io non sento niente. Tengo gli occhi aperti, tendo l'orecchio, perché voglio sentire ciò che mi viene detto. Ma io non sento. I pensieri sono disposti nella mia testa come un gomitolo di lana. Sono tutti aggrovigliati, compressi tra di loro, quasi come se si volessero confondere. E questa volta loro non volano via, no, loro restano, loro ci sono sempre, mi accompagnano dappertutto. L'unico piccolo particolare è che questi pensieri quest'estate devono aver mangiato proprio tanto, perché io li sento dentro la mia testa che pesano come il piombo. Non lo so, forse il piombo a dire il vero è più leggero. E io sono solo una povera illusa. Coltivo le mie illusioni di giorno in giorno, credendo di poter veramente cambiare le cose. Faccio ridere i sassi, ecco cosa combino. Davvero non capisco come faccio ad essere così. Cioè, sono una cosa inammissibile io. Anzi, una persona inammissibile. Non so niente e ho paura. Tra non molto farò una brutta fine, ne sono sicura, perché io purtroppo non sono poi così forte dentro. Io sento, io ho sensazioni ed emozioni, solo che mi arrivano sempre quelle sbagliate, mai quelle giuste. Spiegandosi meglio, tutte le belle emozioni che provavo fino a poco tempo fa ora sono cambiate in emozioni che probabilmente vogliono la mia distruzione e, oltre a queste si sono intromesse anche pessime sensazioni che mi attaccano quando a loro fa più comodo. Direi a questo punto che sto sbagliando qualcosa. Direi che sto andando nella direzione sbagliata, oppure proprio non mi sto spostando di un centimetro. Come se fosse notte, e io fossi col motorino spento, ferma in mezzo alla strada, e guardassi impaurita a destra e a sinistra, mentre un camion alle mie spalle mi sta per venire addosso con una potenza disumana.
August 22

Cuore

Cuore...
Organo importante
delicato
Elastico
Ma può scoppiare
Come un palloncino...
Non lo schiacciare!
Non lo gonfiare troppo!
Non è una palla
per giocarci
E non è nemmeno
un tappeto
per pulirsi i piedi.
Cuore...
Fragile
come la ceramica
Ingenuo
come un bambino
Colpevole
come un adulto
Cuore,
batti più lentamente
sennò
ti spezzo in due.
                  
                        Elena.
August 17

Sensazione di felicità

Vedo le mie braccia che si stiracchiano sul riflesso della finestra. Fuori è buio, in alto ci sono le stelle che si mangiano la desolazione della notte. Un cane abbaia, di tanto in tanto passa una macchina sull’asfalto bagnato. L’aria è molto fredda, ma io sono qui dentro al caldo e mi sento felice. Ascolto i rumori dell’aria, il suono del fresco vento che accompagna tutta l’atmosfera notturna, e mi sento immensamente felice. So che di fuori ci sono le stelle, ne sono certa. E, anche se fossero nascoste a causa delle nuvole minacciose poco importa, in ogni caso so che comunque esistono, io non le vedo ma ci sono, e questo mi fa maturare tanta calda fede dentro di me. Ho il cuore a mille, e non so perché. Mi sento solo incredibilmente, immensamente felice. Sono stata felice oggi quando ho conosciuto delle persone assolutamente fantastiche, così, di punto in bianco, senza programmi né niente. È stata tutta una sorpresa. Sono stata poi felice perché ho sentito la tua voce, stasera, e non potevo chiedere di più. Sono felice perché sento di avere le vene che stanno bollendo, vogliono scoppiare per raggiungere in un istante tutto quello che voglio dire. Sono felice perché il mondo mi sorride con un sorriso sincero in questo momento, e ne sono sicura. Non voglio farmi paranoie, non voglio pensare assolutamente a nulla, perché in questo momento sono felice, e nessuno mi impedisce di esserlo, ora. Vedo una zanzara che svolazza per la stanza, ma non mi fa più paura, no, in questo momento no.  Cavoli che bello, vedo le lettere sulla tastiera che mi sorridono. Io scrivo, scrivo, e non mi interessa quello che verrà fuori! Dopo non mi metterò nemmeno a rileggere il tutto, perché voglio scrivere, scrivere e basta. Poi salterei! Poi volerei! Farei quello che voglio, io. Perché non penso a niente, a niente! Mi piace troppo pensare all’idea di non pensare a niente… Lo so che è un po’ un controsenso, ma io sono fatta così! Che bello… Non voglio pensare a cosa cazzo mi aspetterà domani, no, voglio pensare a quello che sento adesso. L’anima mi sta vibrando per creare una melodia rilassante, per farmi sentire il rumore di una cascata, e tante rondini che cantano tutte assieme un’unica canzone… Ora sento anche il suono di un movimento dolce, lento, che trapassa il cuore per farlo impazzire e donargli ancora più sangue da bere. I battiti ora sono arrivati ad un punto massimo, la felicità è fuori di sé. Sento il mare che sta impazzendo, mentre fa le capriole con il sole che pian piano tramonta dipingendo il colore di rosso, vivacissimo, per lasciare l’impronta di un sentimento che non bisognerà scordare mai. Viviamo tutti assieme, sorridiamo, perché quando moriamo poi resuscitiamo tutto in un colpo. “Basta un giorno così per cancellare centoventi giorni stronzi”.

August 16

Mi manca..

Il fatto di sentire sotto i piedi la consistenza del tatami. Il fatto di indossare il judoji, e di legare la cintura attorno alla vita. Il fatto di fare il saluto all’avversaria, lento ma preciso, che dice già tutto. Il  fatto di tirare il maki komi a 360° gradi mentre rido, piango e volo in uno stesso attimo. Il fatto di sentire l’allenatore che urla come un pazzo dalla sedia, fuori dall’area. Il fatto di fasciarmi bene le dita quando sanguinano, di bere acqua zuccherata quando ho sete. Il fatto di saltellare prima di un incontro, per riscaldarmi ma al tempo stesso per vincere la tensione. Il fatto di entrare decisa perché sono convinta di potercela fare, qualsiasi sia la mia avversaria. Il fatto di mandare giù il vomito e di sentire il gusto acido in bocca mentre combatto, perché non posso mollare. Il fatto di spiegare all’altra la mia vita entrandole in un potente morote basso. Il fatto di far parte di una squadra unita, che non mollerà mai la sua famiglia.

Tutto questo, mi manca…Ho voglia di tornare a fare judo…!!!

p.s.Vi  voglio un mondo di bene, ragazzi...

August 04

Puntini di sospensione

“Vedi quella porta in fondo alla stanza? Lì dentro c’è tutto quello che vuoi. Cerca la chiave ed aprila”.

Il bambino decide di cercare quella chiave, per poter aprire la porta. Passano gli anni e il bambino diventa ragazzo, ma ancora non ha trovato la chiave. Un giorno il ragazzo perde l’uso di entrambe le mani. Poco dopo il ragazzo trova la chiave. Il ragazzo però ora in ogni caso non può più aprire la porta, perché non può reggerla in mano, non può girarla con le dita. Il ragazzo è triste, molto triste. Il ragazzo allora si rassegna e passa il resto delle sue giornate a mangiare, lavorare e dormire. Il ragazzo non pensa più alla porta rimasta chiusa e diventa poi uomo, da uomo diventa vecchio e alla fine si addormenta definitivamente.

 

Le albe e i tramonti cercano di riempire l’esistenza di un essere vivente. Albe e tramonti corti. Tra questi c’è sempre un sole: un sole alto, un sole cupo, sole nascosto, sole pallido, sole cuocente… Un semplice sole. Tra questi però ci sono anche le persone: persone belle, brutte, sconosciute, strane, banali, intellettuali, ignoranti, solari, pessimiste, ottimiste…  E poi è tutto perfetto. No, non lo è affatto. Manca qualcosa tra le diapositive di una semplice giornata. Manca l’essenza.

 

Voglio mettere un orecchio a contatto con il suolo per capire se la terra respira.

Voglio scappare veloce in motorino per catturare tutta l’aria che mi serve per respirare.

Voglio mangiare una mela per poterla assaporare e sentire la sua dolcezza fatta di zucchero che cade nella mia bocca per andare ad alimentare il cuore.

Voglio vedere la verità che cerco negli occhi di una persona.

Voglio bagnarmi con l’acqua della pioggia per sentirmi abbracciata dalle lacrime del cielo.

Voglio parlare con una stella per chiederle se ha mai avuto il coraggio di guardare giù senza che poi si spegnesse dalla drammaticità della situazione terrestre.

Non voglio disperare. Non ancora. …La terra berrà del mio sangue quando tutte le stelle si spegneranno...

mani

July 07

Favola

Un labirinto…Alice nel paese delle meraviglie scappa dalla regina di carte. Corre veloce, perché ha paura di farsi prendere. Corre alla velocità di un treno, sotto quel sole viola che illumina il paesaggio colorato dai pennelli del pittore che disegna la favola. Alice ha paura, ma non si ferma. Alice è come Forrest Gump, corre veloce veloce, fino a che non trova ciò che le piace. Alice ha mal di testa, ma finalmente riesce ad uscire dal labirinto e si ritrova davanti ad un immenso prato verde – evidenziatore, colmo di fiori ed uccellini che cinguettano cantando le loro allegre canzoni. Ogni favola ha un lieto fine. Alice si distende in mezzo a quel prato, chiude gli occhi e ascolta tutti i suoni che le vengono regalati. La ragazza a questo punto pensa di non essere ancora felice, così di scatto si alza dal prato e ricomincia a correre velocissima, diretta come un aereo, verso una meta che la soddisfi di più. Alice dopo molta corsa e fatica arriva a trovare un ambiente ricoperto da nuvole grigie, un ambiente pieno di terriccio fangoso e di insetti fastidiosi; ma Alice non si è mai sentita meglio, perché Alice proprio in quel luogo così triste sente, ad un tratto, un’ondata di Amore che la travolge, la rende estremamente felice, in quantità tale da buttarsi e rotolarsi nella nauseante fanghiglia senza pensarci due volte. A questo punto il paesaggio automaticamente si trasforma per diventare una valle incantata, creata con i colori più belli e vivaci che un pittore potrebbe mai possedere. E quella valle incantata è il vero lieto fine per Alice. Perché Alice vive in una favola e ogni favola ha un lieto fine.

Ssstop!

Oh Elena…Svegliaaa!!! È mattino! Il sogno è finito, ora alzati e affronta il mondo. Sìsì. Ma vivere nelle favole è vietato! Semmai…Creati tu una favola, creati tu un personaggio, creati tu il tuo ambiente. Tu. Sì, ma non da sola. Perché c’è Lui ad aiutarti, ed è sempre pronto a darti tutta la sicurezza di cui hai bisogno. Dunque non importa se di base sei una persona insicura, perché Noi siamo i protagonisti della Nostra favola, Noi siamo l’ambiente ideale della Nostra favola, Noi siamo l’essenza della Nostra favola. E tu, Elena, sei la persona più ricca e fortunata di tutti i re delle favole messi assieme.Varie giugno 2008 049Varie giugno 2008 054.jpgVarie giugno 2008 053

 

June 22

Egoismo e falsità

Ecco, vedete? È brutto che a me venga voglia di scrivere qua nel blog il più delle volte quando sono un po’ giù, piuttosto che quando sprizzo gioia da tutti i pori…Però boh, sapete? Il fatto è che spesso, se non inizio a prendere a pugni questa tastiera facendo comparire delle parole nel monitor del pc, ho quasi la sensazione di poter scoppiare da un momento all’altro…BUM! Istantaneamente…E sì, sono consapevole di essere una persona abbastanza inutile, anche egoista, assolutamente. Per questo mi incazzo, porco mondo, quando qualcuno, cieco come non mai, mi fa dei complimenti che so di non meritare, o mi spinge a continuare ad essere come sono…Cazzo! È tutta una finzione. Sì, il mondo più delle volte è un insieme di elementi fittizi. Io stessa sono, in sostanza, una persona falsa…E più me ne rendo conto, più ci rimango di merda…Mi dispiace…Cioè, io non volevo…Cavolo, mi pare di essere così superficiale nei confronti degli altri…Sembra quasi che non consideri alcune persone come tali…E le sottovaluti…E invece ogni singolo individuo ha dei sentimenti, delle emozioni, degli stati d’animo…è da prendere tutto con delicatezza, porca boia! Ma al contrario io sono egoista, penso troppo a me stessa, trascuro le reazioni, le esigenze che potrebbe avere la gente che mi sta vicino. Madonna, io non pensavo fosse così difficile, ora me ne rendo conto. Mettersi nei panni degli altri…Non è facile…E per me è un grande ostacolo…

Mamma mia…Ecco ecco, questa è una delle volte in cui vorrei tanto che qualcuno mi esiliasse in un’isola dove non c’è alcuna forma di vita, circondata da una sorta di parete d’aria che non lascia penetrare niente e nessuno. Vorrei esserci io, io e basta. L’unico che mi farebbe veramente piacere avere vicino sarebbe Dio…Avrei bisogno che Lui si sedesse qui, accanto a me, e che con le pinze mi tirasse fuori tutti i batteri che mi stanno corrodendo il fegato...

UomoVetriRottiMare

May 19

cuore...istinto...cervello...distruzione..lacrima

E penso. Alla complessità della situazione in questo mondo. In queste Vite. Sento tanti cuori battere, tutti assieme. In qualcuno batte in maniera più veloce, in altri più lenta…Altri ancora lo nascondono, il cuore. Certi invece lo trafiggono. A se stessi o ad un prossimo. La maggior parte, non sa distinguere la parola “cuore” da “istinto”, e si scaraventa in un mondo convinto che sia quello giusto. Ci sono poi le persone che preferiscono il rumore del motore del cervello, da quello delle pulsazioni cardiache. E io penso, penso  e non capisco. Perché la gente si deve nascondere in un raggio di mondo davvero ridotto, per riuscire a vivere bene? Perché bisogna chiudere i balconi, serrare le porte con più chiavi possibili per rimanere intatti? Non c’è più da fidarsi, di niente e di nessuno. Molte volte neanche delle persone che conosci, che vedi ogni giorno o quasi. Non bisogna fidarsi, bisogna sempre stare all’erta. Ma, facendo così, si impara a non amare. Facendo così si impara a non avere più sentimenti, a sentirsi indifferenti di fronte a qualsiasi più grande emozione. E così pian piano tutto cade, tutto finisce. Chi salverà il mondo? Perché la peggior cosa che esista non è l’odio, ma l’indifferenza. E la sofferenza aumenta sempre di più, di secondo in secondo, molti non se ne rendono conto. Stiamo davvero buttando tutti nel cesso, gente. Qui bisogna fare qualcosa. Sapete… mi capita spesso di pensare che ci vuole molto coraggio per vivere, che morire è molto più facile, che semplicemente per sopravvivere ogni giorno ci vuole molta forza d’animo…E non è facile…E chiedo scusa a quelle del mio spogliatoio, che è capitato che io entrassi dentro per la porta chiedendo a tutte cosa ci fosse dopo la morte, prima ancora di salutarle…Tranquille, se mi prendete per matta è normale…Però a me sembra che in realtà l’intero mondo sia fatto di matti…Anzi...malati forse…e questa cosa alcuni non si deve accettare...E apro gli occhi. E scende la lacrima...

May 10

Aspettami

Aspettami. Prima di partire voglio vedere ancora una volta i gabbiani volare leggeri sul pelo dell’acqua. Voglio rivedere le onde che s’infrangono sugli scogli, il mare setoso che sorride luminoso al cielo. Voglio vedere ancora una volta le parole incise su quell’albero, che non si sbiadiranno mai. Aspettami, prima di partire: voglio rotolarmi, coccolarmi per l’ultima volta sulla sabbia fina e farinosa di quella spiaggia bianca. Aspettami, non ci metterò molto. Voglio ancora guardare in alto, verso quell’infinito, per vedere l’immenso colore della felicità, e aspettare che si faccia buio, per scorgere miliardi e miliardi di stelle che compaiono sul palcoscenico serale, come per presentare un’opera grandiosa, e per dirti, per sussurrarti, che sì, lassù qualcosa c’è, e ti sta aspettando. E sta aspettando che tu prenda il volo. Ma attendi ancora un po’, per favore: devo rivedere, risentire molte, molte e molte altre cose: voglio rivedere il sorriso di un bambino sul suo volto, voglio risentire il suo battito, voglio poter rientrare nella sala d’ospedale dove dormono tutti i neonati, tranquilli, pacifici, immacolati, puri. Voglio tornare a vedere la luna che sorge, il sole che mi saluta con quella tavolazza di colori caldi. Voglio poter ritoccare il cuscino soffice che usavo quand’ero piccola, voglio prendere la mano della mamma, e portarla con me. Voglio risentire tutto un’insieme di parole che in quei momenti non sono mai stati sussurrati al vento, ma si sono raccordati tutti assieme in una dolce melodia, penetrando in me. E ora sono qui. E voglio risentire questa incisione, nel mio cuore. Il mio cuore, attivo come un giradischi. Voglio ballare, voglio cantare, voglio ripercorrere una serie di tappe, e tornare a riprendere, sulla mia strada, la polverina magica che mi faceva volare da piccola, e che ora si trova sparsa per terra, ma ancora ben luminosa, sebbene sia stata stravolta numerose volte dai lupi cattivi. Voglio ridere, voglio correre, voglio decollare…Ma aspetta, aspettami ancora un minuto soltanto: saluto il mondo e arrivo.

cielo

April 15

Dipingere con colori neutri? uhm...quest'arte non mi piace

Lentamente, arrivano le prime luci dell’alba…Ok, riavvolgiamo la registrazione. Dicevo…Lentamente, il cielo si fa chiaro. Da nero diventa grigio, confondendosi con le persone e le macchine, che corrono sulle strade, verso la scuola, verso il lavoro. E la giornata inizia. Tanti visi pallidi, tante persone trasparenti, che ridono, che scherzano. Ma non riesci a vedere nulla, di particolare. Solo gente. Gente che per te porta tutti gli stessi vestiti, ha le espressioni del volto tutte uguali, si muove meccanicamente all’interno dell’ambiente in cui si trova.  E non sai, e non capisci, perché cazzo non ci sia il sole. Allora cominci a muoverti anche tu, in mezzo a questo grigiore, in mezzo a queste persone che sembrano piccole macchinette moderne guidate da un pulsante on-off e che si spengono quando si fa sera. E non vedi niente. E ancora proprio non riesci a capire. Il cielo, improvvisamente diventa ancora una volta nero. Quel nero della notte che come un velo avvolge tutta la Terra, quel nero nuvoloso, che non permette di far filtrare nei cuori la luce dell’infinito trasmessa dalle stelle. Tutto nero, tutto. E ogni cosa affonda nella solitudine, rompendo in mille frammenti la polvere magica che ti sosteneva le gambe. Ora ogni più piccola ed infinitesimale materia presente nel globo terrestre china la testa. E una parte si addormenta penetrando nei sogni più tranquilli, mentre l’altra sforza inconsciamente il proprio cervello. Lo spreme, lo agita, lo riduce in uno straccio con i buchi. Ed è qui che finisce, che finisce la giornata…Ed inizia la notte.

Ma dai...

April 09

...Fioca Luce...

Lente note segnano una dolce melodia creata da un pianoforte. Una piccola luce accanto, bianca, che lampeggia di tanto in tanto, porta calore, ma talvolta anche freddo. Ti alzi dalla sedia, vai alla finestra e scosti  le tende. Di fuori è buio, c’è solo qualche stella attaccata qua e là, nel nero del cielo che insiste nell’avvolgere tutta la città, senza limitazioni. Allora torni a sederti sulla sedia, davanti alla scrivania. Riprendi in mano la penna, e ricominci di nuovo a suonare le flebili note scritte sulla carta, componendo parole su parole, che hanno un sapore strano, un sapore di tristezza, frantumata anche però da un taglio di speranza. La mano, tutta intenta a guidare la melodia, non si ferma, e lavora sotto tortura della tua testa, che continua a pensare, pensa ed esterna per mezzo dell’inchiostro, ancora, ancora e ancora. Quella tua mano talvolta suda, altre volte è gelida e sei costretto a riscaldartela in qualche modo, per continuare a scrivere. Il foglio in alcuni pezzi  viene accolto da qualche sbavatura provocata dalla pioggia che cade, di tanto in tanto, nei momenti in cui la scrittura è personificata dalla tristezza e dall’amarezza delle idee.

Adesso nelle tue orecchie senti una specie di ronzio, e non riesci a distinguere più nessun suono esterno. Il ronzio si fa sempre più forte. Ancora più forte. Il ronzio ora è insopportabile. Un vento aggressivo spegne in un attimo la luce che prima lampeggiava accanto a te. Ora sei al buio. E ci sei solo tu. Tu e il tuo ronzio. Ora porti le mani alle orecchie e chiudi gli occhi, stringendo i denti. Non vuoi sentire. Eppure, il ronzio c’è lo stesso. Ora cadi dalla sedia. Ora è buio buio. Ora un urlo. Ora è notte.

March 25

Sensazioni, Visioni

Quando la mattina nevica, poi piove, poi succede di tutto, ma ad un certo punto le nuvole si allontanano e lasciano spazio ad un bellissimo sole luminoso. Quando ti accorgi che le cose più semplici sono anche quelle che ti rendono più felice. Quando non ti frega niente del passato e del futuro, ma non smetti di sorridere pensando al presente. Quando apri un libro, ma la tua testa per quanto ti sforzi nella lettura, viaggia in altri mondi. Quando non vuoi più andare a dormire perché vuoi stare sveglio per pensare perché ti rende felice. Quando ti succedono tutte queste cose, non hai alcun motivo di sentirti triste. Quando scopri tutto questo, l’unica cosa che ti viene da fare è prendere la rincorsa e volare ridendo...

Abbraccio l’anima pulita di quella situazione, e salgo sulla groppa del grifone che vola verso il sole. Il mio sole. Sorrido… Il grifone fa un volo distante anni luce, ma che dura pochi secondi. Le piume di questa creatura sono dorate, morbide e leggere, vibrano al suono del vento profumato che avvolge il tutto con immenso calore…

Accendo le stelle nel cielo quando si fa buio. La luna si scioglie e si espande in tutto il paradiso, regalando alla scena un’indescrivibile momento di luminosità completa. La luna mi sorride e mi chiama figlia. La luna si ricompone e viene coccolata da tutti gli astri che le stanno accanto. La luna è piacevolmente rilassata…

Raccolgo una pietra nel bel mezzo di un ambiente desertico. Ci gioco un po’. Poi, la scaglio in mezzo al ruscello che mi appare in lontananza come allucinazione. Ora la pietra si trasforma in una barca e il ruscello in qualcosa di molto più grande. E io mi alzo in piedi all’interno di quel legno. E attraverso l’oceano costeggiando il tramonto del sole viola…

…E rido. Perché nulla di questo è vero. Ma a me piace. È bello. E sono felice. E nulla può essere una triste illusione, se sono felice mentre sogno…

March 16

La verità

La gente va, viene, torna…Alcuni se ne vanno lasciandoti un taglio nella schiena, assieme ad un coltello ancora conficcato in mezzo ad essa…Ed è difficile poterlo togliere, perché con le mani non ci puoi arrivare da sola, hai bisogno di un aiuto…E, capita quel giorno che alcuni amici tornano, finalmente…Sì, ne avevi bisogno, davvero…E ti porgono una mano, ti fanno un sorriso e ti medicano alcune delle tante ferite… cito a questo punto il discorso iniziale di T. Ferro nella canzone “Angelo mio”: “Gli angeli vengono se tu li chiami…e quando arrivano ti guardano, ti sorridono…e se ne vanno. Per lasciarti il ricordo di un sogno che dura una notte, ma che vale una vita”…Io credo anche in questi angeli, non smetterò mai di cercarli…Perché esistono…Poi credo…Beh, lasciamo perdere…Sarebbe inutile parlare di questo, perché è un argomento troppo e lungo e difficile da poterlo affrontare in un semplice post…Sarebbe comunque bello poter riuscire a credere a tutto, poter essere sicuri di ogni cosa, camminare con la testa alta conoscendo la verità. Ma mi rendo conto che è difficile, molto difficile. Difficile vedere chi si nasconde dietro ogni maschera, difficile saper considerare e osservare i corpi fantasmi che chiedono aiuto in questo porco mondo, difficile allungare il braccio verso l’alto per chiederlo veramente l’aiuto, senza aver paura di venir compatiti. Perché probabilmente ci sono troppe persone che credono che il cielo sia un semplice soffitto chiuso che finisce al livello dell’ultimo strato di atmosfera, oggi nessuno più crede all’infinito, ai molteplici elementi che vanno al di là del sistema solare, ed io per questo mi affliggo. Non lo so perché, ma sembra quasi che certa gente voglia trascinarmi dentro quella stanza,chiusa con quello schifo di un soffitto. E allora non capisco, non capisco perché l’essere umano in tutta la vita, quando il suo corpo è vivo e forte, pur cercando la verità non riesce a trovarla, ma la scopre solamente quando il suo corpo cede. E allora è tardi, direbbe tanta gente…Ma io al contrario penserei di no, se non fosse per alcune persone che mi spingono ad essere sempre più cinica. E sono solo persone, non eventi. Ma io non capisco eh…95443120_ee0e93fdfa_b

February 27

A Roma

Fai un passo, ne fai un altro…E pensi di non avere speranze, pensi sia tutto finito ancora prima di iniziare. Dagli altoparlanti senti il tuo nome: “Si preparino Samaria Elena e…” …Tutto questo è quello che ti basta. Solo due parole, nome e cognome, potenti come non mai, ti scaraventano nel panico più totale. E non sai cosa fare, e hai paura di buttare nel cesso tutta la gara per una semplice cazzata. L’allenatore ti fa riscaldare velocemente, poi, improvvisamente, finisce l’incontro di quei due che stavano combattendo. Tocca a te. E di nuovo senti quelle due parole… “Sul tatami Samaria Elena e…” . Ti si blocca il respiro. Scavalchi agilmente le transenne per darti un po’ di carica, cammini con passo deciso verso quella materassina, per iniziare l’incontro che tanto attendevi con ansia. Cerchi in qualche modo, mentre entri, di asciugarti i piedi dal sudore, per non rischiare di scivolare poi durante il combattimento. Arrivi nel campo di battaglia. L’arbitro fa cenno di fare il saluto. Inchino. Tu e l’avversario vi avvicinate verso il centro del tatami guardandovi negli occhi. Altro saluto. Con la coda dell’occhio guardi l’arbitro centrale, che dice: “Un passo avanti…Ajimè!” …Ed è così, con una parola giapponese, che inizia il duro lavoro. Inizia tutto, inizia. Adesso non senti più niente di quello che accade all’esterno, sei completamente estraniato dal resto del mondo. Ci sei solo tu. Tu e il tatami. Tu e l’avversario. Tutto il resto non conta. Ora devi combattere, ti devi difendere, ma allo stesso tempo devi attaccare… Dal momento in cui entri nella tecnica ti puoi sentire al settimo cielo, come puoi essere tre metri sotto terra. Tutto dipende. La complessità della situazione si trasforma in una sfera di energia che ha bisogno di liberarsi da un momento all’altro. Il tempo si blocca. L’incontro improvvisamente finisce, e ti ritrovi a terra, con il tuo avversario. Sospiri. Ed è un sospiro di sollievo. Sorridi. Poi ti rialzi di scatto, dopo il saluto e l’assegnazione della vittoria esci dalla materassina. Ora ti sei sbloccato, ora puoi fare tutto. La chiave l’hai trovata, adesso è il momento di aprire anche le altre porte.

Dopo un lungo andare di combattimenti finiti per il meglio, ti ritrovi  in un punto dove, mentre combatti e sai che stai per perdere, cominci a riflettere. Non sai più cosa fare, ti vorresti agitare ma non hai le forze materiali. L’unica cosa che ti viene bene è quella di difenderti. Perciò decidi di puntare su quella, per riuscire a durare fino alla fine dell’incontro, fino alla fine di quei 4minuti, per non fargli fare il punteggio massimo, ippon. Quindi finisce l’incontro, e tu hai perso. Ma ti senti rilassato e, ancora una volta, scarico. Sai che comunque quell’avversario non era una cosa impossibile, sai che l’avresti potuto battere, come è accaduto la settimana prima alle internazionali. Esci, e stranamente, ti accorgi che ogni volta che perdi, l’allenatore non ti aspetta appena fuori, non c’è. Ma in compenso trovi il tuo migliore amico, quello che non ti ha mai abbandonato in nessuno di quei tre giorni, che non ti ha abbandonato mai neanche prima, quello che ci sarà sempre. E ti aiuta a sederti, a riprendere fiato, ti consola. Ed è orgoglioso comunque per l’incontro che hai fatto. E tu sei orgoglioso di lui, gli vuoi un bene dell’anima…

A questo punto ti toccherà fare una serie di incontri di recupero, per guadagnarti il terzo posto. Ed è lì che rinizi a crederci, combatti, muori e resusciti, pronto ad affrontare qualsiasi persona. Pensi che nessuno abbia il diritto di comandarti, e ti convinci che ce la potrai fare. Lotti, lotti ancora, fino a che non scatta l’ippon. E la finale per il terzo posto, l’incontro più bello. Prima di questo, decidi di andare a prendere un po’ di aria fuori dal palazzetto, rifletti, pensi di potercela fare, dopo essere arrivato fino a quel punto. Pensi che la convinzione sia la cosa principale. Guardi il cielo, vedi il sole e ringrazi Dio di averti donato un’altra, nuova, splendida giornata. Gli chiedi di non aiutarti in questo ultimo incontro, e gli dici che assolutamente non vuoi che il tuo tipo di credenza sia condizionato dal fatto che tu vinca o che tu perda. Tu credi in Lui ora, ma non per le vittorie precedenti, come se avessi ricevuto un aiuto dall’alto, ma per aver avuto a che fare con un avversario talmente valoroso e rispettoso,  che per te rispecchiava nel modo più assoluto Dio. E così ti sei convinto che Lui esista.

Rientri nel palazzetto, raggiungi con calma il tuo allenatore che, tutto preso, sta osservando gli incontri che si stanno svolgendo nella tua categoria. Lui allora ti dice che ti devi preparare per la finale del terzo posto, tu sei un po’ agitato, ma cominci a scaldarti. Poi è il tuo turno. Di nuovo gli altoparlanti ti chiamano alla materassina, ancora una volta. L’ultima. Entri. Saluto. Via, parti. Ti guadagni subito un enorme  punteggio, non sai come hai fatto. Forse era la convinzione. Forse hai preso l’avversario alla sprovvista. Sta di fatto che, dopo quel vantaggio, tiri tutta la durata dell’incontro senza sentire altri punteggi in più. Né dai parte tua, né dalla parte sua. Suspance totale, soprattutto per il pubblico, per gli allenatori. Finisce l’incontro. Hai vinto. Sei felice, ma non più di tanto, perché ancora non ti rendi conto delle conseguenze di quella vittoria. Non ti sembra vero. Ciò che ti rende realmente cosciente, è il momento in cui esci dal tatami, l’allenatore ti piomba addosso con le lacrime agli occhi, ti abbraccia forte e ti riempie di baci. E poi anche la tua vecchia allenatrice viene da te, ti abbraccia con tutto il calore di questo mondo e, commossa, ti sussurra: “Ti voglio bene come a mia figlia”. E così tutta l’emozione che hai contenuto per tutta la durata di quella gara si sprigiona improvvisamente, ti fa sentire benissimo, e le lacrime scendono veloci lungo le guance ancora calde dallo sforzo dell’attività fisica. Provi una sensazione particolare, indescrivibile. È la prima volta, ed è tua. Assaporalo tutto, questo momento, perché non ritornerà più. Sorridi, sorridi e raggiungi chi e cosa vuoi.

February 20

Altri viaggi

Un uomo. La sua faccia sull’asfalto della strada. La moto al suo fianco, distesa a terra, completamente sfasciata. Da uno zigomo dell’uomo cade un rivolo di sangue, ha un labbro rotto e gonfio, non riesce a muovere la sua gamba destra, gli fa male, molto male. L’espressione del viso mostra evidentemente il dolore che prova. Decide di alzare la testa e di guardare davanti a sé. Vede il sole che tramonta, all’orizzonte, dietro alle montagne dipinte in parte di un colore arancione vivace, in parte oscurate dal nero dell’ombra serale che con il suo mantello sta pian piano avvolgendo tutte le vicinanze. Egli poi sposta lo sguardo, e la sua attenzione viene catturata dal fiume che si estende, dolce, ai piedi di quelle montagne, quel fiume la cui acqua brilla sotto gli ultimi raggi solari, rispecchiandosi di ogni singolo elemento appartenente al cielo. Porta quindi gli occhi verso l’alto, vede alcuni uccelli che volano, tranquilli, leggeri, verso l’arancione, per scappare dal buio, per sfuggire all’immensità del nero che cerca di impadronirsi di tutto ciò che incontra. L’uomo sorride. L’uomo è felice. L’uomo pensa che anche lui tra poco sarebbe volato via come quegli uccelli, libero, in direzione di un arancione che via via si affievolisce, man mano che gli va incontro, fino a diventare bianco. Di un bianco puro, senza alcuna macchia. Un bianco che sembra durare all’infinito, che gli trasmetterà una sensazione di caldo, gli porterà qualche brivido lungo la schiena, gli canterà canzoni melodiche senza pronunciare alcuna parola. È la musica che lo cercherà. La musica universale, quelli che tutti amano, quella che tutti capiscono. La musica che ognuno di noi, prima o poi, sentirà. E l’uomo sta sorridendo ancora, ma ora ha gli occhi chiusi. Il suo volto comunque è rilassato, ed ora, pur essendo ferito, sembra quasi pulito.  Dormi felice, ora che puoi…